Hanno scritto di lui

Luigi Fraccalini, 1963

Il rame diventa duttile strumento nelle sue mani, creando un linguaggio originalissimo di estrema efficacia. La scelta del soggetto, “Omaggio a Shakespeare” è già di per se stessa indicativa di un carattere austero e aristocratico e chiaramente non convenzionale …

Giorgio Celli, 1969

Trasformando nella punta della lancia l’unghia della mano/ al mercato del pesce che respira l’aria delle nuvole/ come se la vita non fosse un cancro della roccia …

Rino Bulbarelli, 1981

L’ansia vibra nel sottile modularsi della superficie del rame segnato dal bulino nello sbalzo; narra i motivi della sorte disperata dell’uomo mimando i personaggi shakespeariani; diventa col tempo un fatto plastico nelle sculture in metallo o nella preziosità del gioiello; l’ansia diventa urlo nel colore, mai espresso come tono, ma come rapporti conflittuali che, nella dialettica dilacerante, si stende sulla tela. Ed è pittura …

Benvenuto Guerra, 1989

Da questi disegni emerge ancora una volta la pietas dell’artista, la sua cifra più autenticamente umana, quel suo stare istintivamente e razionalmente dalla parte degli oppressi …

Rinaldo Salvadori, 1989

Nel trattare della Resistenza ora ci soccorre un grande “narratore”
di fatti storici: i disegni di Lazzarini per loro natura escludono le parole logorate, spengono le tentazioni dell’ironia, riducono al loro senso originario i fatti e le ferite …

Aldo Borgonzoni, 1989

Il disegno di Lazzarini si dispiega attraverso un filo: un filo nero che scorre sul foglio bianco e che va guardato attentamente. È un turbinoso bianco e nero che sconvolge, che impaurisce. Sul foglio tutto è luce e c’è appena un filo di contorno. Un fatto completamente nuovo …

Renata Casarin, 1998

Le paludi mefitiche, I meandri turbinosi del peccato, le violenze della Guerra, le bestie ferine e divoranti che Cesare Lazzarini consegna ai nostril occhi sono l’altra parte della realtà che ci appartiene, che è in noi. Nominare il caos significa oltrepassare la soglia della paura, tenere in ppugno la speranza così come ha saputo questo artista poliedrico, funambolo dell’ordine e del disordine …

Monica Ferrari, 2011

La prima cosa che Cesare tiene a sottolineare è che non si tratta qui di “fare delle illustrazioni”, quanto piuttosto di realizzare un itinerario di ricerca che ha al centro le emozioni. Dietro il suo lavoro sta ovviamente una competenza tecnica importante: tra le sue “intransigenze” ricorda la sottolineatura di una didattica dei mezzi espressivi e delle tecniche grafiche …

Gilberto Marconi, 2014

Cesare Lazzarini […] da artista, sebbene (o perché) isolato, sa mantenersi nel solco della tradizione e al contempo anticipa un percorso che come tale non poteva non condurlo contro corrente (sia quella precedente imposta dall’accademia, che quella successiva dei poeti verbo-visivi); raccoglie l’eredità di alcuni movimenti di avanguardia e dà corpo alle istanze di cambiamento della modernità di cui aveva percepito in anticipo la brezza. Era artista col senso della storia e dirittura morale; con cuore e mente lucida, oltre che con il coraggio necessario a chi apre un percorso e intende tenere la barra dritta. Sempre. Non importa donde venga il canto delle sirene …

Fulvio Dell’Agnese, 2014

Ma spetta davvero alla storia definire la dimensione tragica del “mestiere di vivere”? La risposta di Cesare Lazzarini è, almeno in parte, in una nutrita serie di carte dedicate all’Apocalisse di Giovanni, avviata negli anni ottanta. Qui lo stile dell’artista si fa tutt’uno con l’intrico simbolico del tema, con la gigantesca forza visionaria di “colui che scruta nervi e cuori” (Apocalisse, 2, 23), con l’intensità pittorica di immagini come quella dei cavalieri “con corazze di fuoco e di giacinto e di zolfo” (Apocalisse, 9, 17), degne del colorismo di Rothko o Beccafumi …

Renata Casarin, 2014

Lazzarini rinuncia anche al colore, sceglie l’oro o i toni terrosi e ambrati, tra la terra e l’eterno non c’è distanza, l’uomo è idolo e contemporaneamente larva, materia corrotta o in via di decomposizione perché come sempre nell’opera di questo artefice l’orrido e il sublime convivono, gli estremi si toccano senza tuttavia alcuna catarsi. Troppo, troppo tragica questa visione per essere compresa e accettata dal sistema artistico, troppo coinvolto l’artista nell’operazione di restituire il doppio che è in ognuno di noi, in una lotta per il riscatto dalla colpa e dall’errore che possa dare garanzia di avvicinare l’uomo a Dio …

 

Omaggio a Shakespeare

Statue, sbalzi e gioielli

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Ciclo dell'Apocalisse

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La Guerra

La Guerra

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La Guerra

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